foto che hanno fatto la storia - Paolo Gerlin

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foto che hanno fatto la storia

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1826 - Joseph Nicéphore Niépce - View from the Window at Le Gras

La prima vera fotografia fu scattata da Joseph Nicéphore Niépce nel 1826 su Bitume di Giudea (sostanza che possiede la proprietà di divenire insolubile in olio di lavanda dopo che lo stesso è stato esposto alla luce).
Il tempo d'esposizione di 8 ore causa l'impressione che gli edifici siano illuminati dal sole sia da destra sia da sinistra.
In realtà questa non fu la prima foto fatta da Niépce. Nel 1816 ottenne la sua prima immagine fotografica (che ritraeva un angolo della sua stanza di lavoro) utilizzando un foglio di carta sensibilizzato, probabilmente, con cloruro d'argento. L'immagine, tuttavia, non poteva essere fissata permanentemente, cosa invece che gli riuscì nel 1826 con questa "foto" al Bitume di Giudea.

Alcuni ricercatori affermano che la prima foto sia da attribuirsi a Thomas Wedgwood, un inglese, che aveva effettuato studi sul nitrato d'argento, se fosse vero, anticiperebbe di una ventina di anni la nascita della fotografia. la prima di cui si ha la certezza assoluta è di Niépce, di foto di Wedgwood "non v'é certezza", scritti dell'inglese fanno pensare che avesse trovato il modo di riprodurre immagini tramite procedimento fotografico, ma che non fosse in grado di fissarle permanentemente.

1863 - Matthew Brady - Guerra civile americana

Le foto di Mathew Brady sono la testimonianza della brutalità della guerra civile americana.

Le prime fotografie di Brady erano dagherrotipi e vinse numerosi premi per le sue opere; negli anni '50 si diffuse l'ambrotipia che diede avvio alla stampa all'albume, una carta fotografica prodotta da larghi vetri negativi, molto usa to nella fotografia della guerra civile americana. Nel 1859, il fotografo parigino André-Adolphe-Eugène Disdéri diffuse la cartes de visite e queste piccole foto (delle dimensioni di un biglietto da visita) divennero velocemente una novità popolare poiché milioni di queste immagini vennero create e vendute negli U.S.A. e in Europa.

Gli sforzi di Brady per documentare la guerra civile su grande scala portando il suo studio fotografico direttamente sul campo di battaglia gli permisero di raggiungere un posto nella storia della fotografia. Nonostante gli ovvi pericoli, il rischio economico e il tentativo di dissuasione dei suoi amici, più tardi disse:

« Dovevo andare. Uno spirito nei miei piedi mi disse: «Vai» e io andai. »

La sua prima fotografia del conflitto nella prima battaglia di Bull Run, nella quale riuscì ad avvicinarsi così tanto all'azione che riuscì per poco a evitare di essere catturato.

Assunse Alexander Gardner, James Gardner, Timothy H. O'Sullivan, William Pywell, George N. Barnard, Thomas C. Roche e un'altra settantina di persone e a ciascuno di essi fornì una camera oscura da viaggio per uscire e fotografare le scene della guerra di secessione. Brady generalmente stava a Washington per organizzare i suoi assistenti, raramente andava personalmente nei campi di battaglia. Questo può essere dovuto, almeno in parte, al fatto che la vista di Brady iniziò a rovinarsi negli anni '50.

Anche nel 1862, Brady presentò una mostra di fotografie della battaglia di Antietam, nella sua galleria a New York, intitolata The Dead of Antietam (Il morto di Antietam).Molte delle immagini ritraevano dei cadaveri, rendendo questa presentazione completamente nuova per gli Stati Uniti. Era la prima volta che chiunque potesse vedere direttamente la realtà della guerra (seppur solo in una fotografia).

Durante tutta la guerra, Brady spese oltre 100.000 $ per creare 10.000 stampe. Si aspettava che il governo degli Stati Uniti avrebbe acquistato tutte queste fotografie quando la guerra sarebbe terminata, ma quando il governo si rifiutò di acquistarle fu costretto a vendere il suo studio a New York e andare in bancarotta. Il Congresso gli garantì 25.000 $ per il 1875, ma rimase comunque fortemente indebitato. Depresso a causa della sua situazione finanziaria e devastato dalla morte della moglie, avvenuta nel 1887, Brady divenne un alcolizzato e morì in miseria nel reparto di carità del Presbyterian Hospital di New York, a causa delle complicazioni di un incidente di tram. Il suo funerale fu pagato dai veterani della 7th New York Infantry. È sepolto nel cimitero del Congresso a Washington.

1902 - Venezia - Crollo del campanile di San Marco


Nel luglio del 1902, successivamente ad alcuni interventi sul paramento murario esterno effettuati in maniera improvvida e ad insaputa del proto della Basilica di San Marco, sulla parete nord della costruzione venne segnalata la presenza di una pericolosa fenditura che nei giorni seguenti aumentò di dimensioni fino a che, la mattina di lunedì 14 luglio alle 9.47 il campanile crollò (altre fonti indicano le 9.52 come l'ora del crollo).

La foto qui riprodotta ritrae ciò che rimase dopo il crollo. Poco dopo circolarono anche delle immagini che ritraevano il momento del crollo, ma era solo qualche fotomontaggio.

Non ci furono vittime e, vista la posizione della costruzione, i danni furono relativamente limitati. Venne distrutta completamente la loggetta alla base del campanile e un angolo della libreria del Sansovino. La "piera del bando", un tozzo tronco di colonna in porfido, su cui al tempo della repubblica venivano bandite le leggi, protesse dalla macerie l'angolo della basilica di San Marco, salvandola dal crollo.

Ci furono molte discussioni se e come ricostruire  "El Paron", come amichevolmente i veneziani chiamano il campanile di San Marco.  Nella serata il consiglio comunale, riunito d'urgenza, ne deliberò la ricostruzione stanziando 500.000 Lire per contribuire ai lavori. Il sindaco Filippo Grimani durante il discorso in occasione della posa della prima pietra, il 25 aprile 1903, pronunziò più volte la famosa frase, che diventerà il motto di questa ricostruzione: « dov'era e com'era ».

I lavori, che videro tra l'altro il rifacimento dei leoni che erano stati scalpellati durante la dominazione austriaca, durarono fino al 6 marzo 1912; le macerie risultanti dal crollo, una volta recuperate le parti riutilizzabili, furono scaricate in mare vicino a Punta Sabbioni e il nuovo campanile venne inaugurato il 25 aprile 1912, in occasione della festa di San Marco. L'inaugurazione del ricostruito campanile fu celebrata anche con un'emissione filatelica composta da due valori (5 e 15 centesimi di Lira) nella cui vignetta ai lati del Campanile campeggiano le iscrizioni: "Come era, dove era" sulla destra e le date del crollo e della fine dei lavori in numeri romani sulla sinistra. L'emissione fu venduta esclusivamente negli uffici postali del Veneto.
(fonte Wikipedia)

1936 - Ansel Adams - The Tetons and the Snake River

La fotografia al servizio della natura, con questa famosa fotografia (che fa parte di una serie) Ansel Adams salvò il King Canyon.

Nel 1936 egli portò le sue foto a Washington e fece in modo che il King Canyon in California venisse preservato e salvato. Ebbe successo nel suo intento e il King Canyon venne dichiarato parco nazionale.

Il Minarets Wilderness nell'Inyo National Forest venne ribattezzato Ansel Adams Wilderness nel 1984 in suo onore. Il monte Ansel Adams, una cima di 3.584 mt  nella Sierra Nevada, prese il nome da lui nel 1985.

1936 - Dorothea Lange - The Migrant Mother

Questa foto è stata scattata nel 1936 in California dalla fotografa Dorothea Lange.

"The Migrant mother" fu probabilmente quella che tutt'oggi viene considerata un'icona della storia della fotografia: il soggetto è Florence Owens Thompson, una donna di 32 anni, madre di sette figli, immortalata nei pressi di un campo di piselli in California (il titolo originale, infatti, è Destitute Pea Picker), secondo molti, Florence Owens Thompson è l'icona della Grande Depressione. La Lange scattò l'immagine durante una visita ad un campo di raccolta di ortaggi in California nel Febbraio 1936, e mentre lo faceva, rese al meglio la resistenza di un'orgogliosa nazione che si trovava nel bel mezzo di una crisi mai vista prima.

Esiste un curioso aneddoto circa questa fotografia: nello scatto originale (conservato alla Library of Congress di Washington), appare una mano in basso a destra, che però nella foto andata in diffusione di stampa (qui a fianco) è stata ritoccata.

1936 - Robert Capa - miliziano spagnolo

Nel 1936, Robert Capa diviene famoso in tutto il mondo per una foto scattata a Cordova, dove ritrae un soldato dell'esercito repubblicano colpito a morte da un proiettile sparato dai franchisti. Questa foto è tra le più famose fotografie di guerra mai scattate. Fu pubblicata, per la prima volta, sulla rivista VU, poi su Life, sul Picture Post e poi migliaia di altre volte.

La foto è stata al centro di una lunga diatriba in merito alla sua presunta non autenticità. In base al lavoro svolto dallo storico della fotografia Ando Gilardi, che ha analizzato, nei primi anni '70, i negativi originali di Capa. Il quotidiano di Barcellona "El Periodico de Catalunya" avrebbe accertato che la celebre foto fu scattata nei pressi di Cordova, in Andalusia, nel villaggio di Espejo, e non nella località di Cerro Muriano, come affermato da Robert Capa.

Il quotidiano, inoltre, precisa che le due località si trovano a 50 km di distanza, con il decisivo particolare che a Espejo, nei giorni in cui venne scattata la foto, non si sarebbe svolto alcun combattimento tra i miliziani repubblicani e le forze fasciste agli ordini di Francisco Franco. La foto di Capa sarebbe stata scattata ai primi di settembre del 1936, quando Espejo era ancora nelle mani delle forze repubblicane, mentre una battaglia era invece in corso a Cerro Muriano. Solo a fine settembre si registrò qualche scontro isolato a Espejo, peraltro senza vittime.

A metà degli anni '90 si diffuse, poi, la notizia che il miliziano ritratto da Capa fosse un anarchico, tale Federico Borrell García, il quale sarebbe morto effettivamente in combattimento, ma non in campo aperto come nella celebre foto, bensì dietro un albero. A sostegno della tesi dell'inautenticità è anche un libro dello studioso José Manuel Susperregui, "Sombras de la fotografia" (Ombre della fotografia), in cui si afferma che l'immagine sarebbe stata scattata con una Rolleiflex, appartenuta alla compagna di Capa, la fotografa comunista tedesca Gerda Taro, morta a 27 anni nel 1937 nei pressi di Madrid (a Brunete, schiacciata durante un errore di manovra di un carro armato 'amico'), mentre Capa fotografava esclusivamente con una Leica. La Rolleiflex produce negativi di forma quadrata, i negativi della Leica sono, invece, rettangolari. Ancora a sostegno di questa tesi, esistono anche video che sarebbero frutto di ricerche digitali e geo-morfologiche, effettuate per un documentario tedesco sulla figura di Capa.

Di per sé, l'eventuale inautenticità della foto nulla toglierebbe al valore storico che essa ha acquisito come simbolo dei soldati lealisti morti durante la guerra civile spagnola.

A favore dell'autenticità vi sono d'altro canto lunghe ricerche storiche condotte dal biografo di Capa Richard Whelan. Il miliziano sarebbe, in effetti, l'unico morto quel giorno, Federico Borrell Garcia, morto effettivamente a Cerro Muriano, nei pressi di Cordova, nel 1936, e la notizia sarebbe registrata negli archivi ufficiali.

La mostra di fotografie di Robert Capa e Gerda Taro che s'è tenuta al Forma di Milano, dal 28 marzo al 21 giugno 2009, ha presentato ulteriore materiale a sostegno dell'autenticità della foto.

A chi poneva domande su quella foto, Capa rispondeva: "Per scattare foto in Spagna non servono trucchi, non occorre mettere in posa. Le immagini sono lì, basta scattarle. La miglior foto, la miglior propaganda, è la verità."

Molte delle foto di Capa della Guerra civile spagnola furono, per molti decenni, ritenute perdute, ma riemersero a Città del Messico alla fine degli anni 1990. Mentre fuggiva dall'Europa nel 1939, Capa aveva perso la raccolta, che nel tempo fu soprannominata la "valigia messicana". La proprietà della raccolta fu trasferita alla Capa Estate, e nel dicembre 2007 passò all'International Center of Photography, il museo fondato dal fratello minore di Capa, Cornell, a Manhattan.

Allo scoppio del Secondo conflitto mondiale Capa si trova a New York, dove si era recato in cerca di lavoro e in fuga dalle persecuzioni anti-ebraiche; la guerra lo trova assegnato in diversi teatri dello scenario bellico. Inizialmente fotografa per il Collier's Weekly, per poi passare a Life.

1937 - incidente dell'Hindenburg

L'LZ 129 Hindenburg è stato il più grande oggetto volante mai costruito. Era uno zeppelin tedesco e portava il nome del Presidente della Germania, Paul von Hindenburg.

Aveva una struttura innovativa, interamente in alluminio: 245 m di lunghezza (9 m in meno del Titanic) e 46,8 m di diametro, conteneva 211.890 m³ di gas divisi in 16 scomparti, con una spinta utile di 112 tonnellate, ed era spinto da quattro motori da 900 CV (820 kW), che gli consentivano una velocità massima di 135 km/h. Poteva portare 72 passeggeri (50 nei voli transatlantici) ed aveva un equipaggio di 61 uomini.

Per motivi aerodinamici, i passeggeri erano alloggiati all'interno del corpo del dirigibile, piuttosto che nelle gondole. Il rivestimento era in cotone, drogato con ossido di ferro e acetato butirrato di cellulosa impregnato con polvere d'alluminio.

Costruito dalla Luftschiffbau Zeppelin GmbH nel 1935 al costo di 500.000£, fece il suo primo volo nel marzo del 1936 e completò una doppia traversata atlantica nel tempo record di 5 giorni, 19 ore e 51 minuti, nel luglio dello stesso anno.

L'Hindenburg era stato pensato per essere riempito con elio, ma un embargo militare statunitense su questa sostanza, costrinse i tedeschi ad utilizzare l'altamente infiammabile idrogeno. Conoscendo i rischi che l'idrogeno comportava, gli ingegneri impiegarono diverse misure di sicurezza per evitare che l'idrogeno causasse incendi in caso di perdite, e trattarono il rivestimento dell'aeronave per prevenire le scintille elettriche che potevano causare il fuoco.

Il 6 maggio 1937 alle 19:25 l'Hindenburg prende fuoco e viene completamente distrutto, nel giro di un minuto, mentre cerca di attraccare al pilone di ormeggio della Stazione Aeronavale di Lakehurst nel New Jersey. Anche se il disastro è famoso, delle 97 persone a bordo, solo 35 morirono (13 passeggeri e 22 membri dell'equipaggio).

Il disastro è ricordato a causa della sua straordinaria copertura da parte di cinegiornali, fotografi e della testimonianza radiotrasmessa dal campo d'atterraggio dell'annunciatore Herbert Morrison. Le parole di Morrison non vennero trasmesse se non il giorno dopo, ma rimasero celebri le parole pronunciate al momento dell'impatto: "Oh, the humanity!".

Parti del suo racconto vennero in seguito sovrapposte alle sequenze del cinegiornale (dando la scorretta impressione, ad alcuni spettatori moderni abituati alla televisione dal vivo, che le parole e le immagini siano sempre state assieme).

C'erano stati diversi incidenti con altre aeronavi (nessuna delle quali della ditta Zeppelin), prima dell'incendio dell'Hindenburg, principalmente a causa del cattivo tempo. Comunque, gli Zeppelin avevano accumulato un record impressionante in fatto di sicurezza. Ad esempio, il Graf Zeppelin aveva volato tranquillamente per più di un milione e mezzo di chilometri, comprendenti la prima circumnavigazione completa del globo. La Luftschiffbau Zeppelin era molto orgogliosa del fatto che nessun passeggero si fosse mai fatto un graffio sulle sue aeronavi.

L'incidente dell'Hindenburg tuttavia cambiò tutto. La fiducia del pubblico nelle aeronavi venne mandata completamente in frantumi dalle spettacolari sequenze cinematografiche e dalle registrazioni sonore dalla scena. A causa della vivida pubblicità, i trasporti con gli Zeppelin giunsero al capolinea immediatamente. L'evento segnò la fine dell'epoca del trasporto passeggeri su gigantesche aeronavi rigide.

(fonte Wikipedia)

1940 - Hitler a Parigi



Quando Adolf Hitler visitò Parigi, durante la seconda guerra mondiale, i Francesi disattivarono gli ascensori, in tal modo sarebbe stato costretto a salire i 1792 gradini fino alla sommità. I Francesi dissero che per causa della guerra era impossibile trovare il pezzo di ricambio, anche se poche ore dopo la partenza dei Nazisti gli ascensori funzionarono di nuovo. Hitler rimase ai piedi della Torre Eiffel.

1941 - Pearl Harbour

L' attacco di Pearl Harbor fu un'operazione aeronavale che ebbe luogo il 7 dicembre 1941, quando forze navali ed aeree giapponesi attaccarono la base navale statunitense di Pearl Harbor, nelle isole Hawaii. L'attacco, portato senza una preventiva dichiarazione di guerra da parte giapponese, che fu formalizzata soltanto ad attacco iniziato, causò l'intervento statunitense nella seconda guerra mondiale.

L'attacco fu concepito e guidato dall'ammiraglio Isoroku Yamamoto (il quale al momento dell'attacco si trovava nella baia di Hiroshima a bordo della corazzata Nagato), che sperava di distruggere la flotta americana nel Pacifico. In effetti l'operazione fu un grande successo poiché in poco più di un'ora i 360 aerei partiti dalle portaerei giapponesi affondarono 4 delle 8 corazzate americane, mentre le altre furono fatte arenare o subirono gravi danni; solo le portaerei si salvarono trovandosi in navigazione lontano dalla loro base. Questa vittoria permise al Giappone di ottenere momentaneamente il controllo del Pacifico e spianò la strada ai successivi trionfi nipponici prima che gli USA riuscissero ad armare una flotta in grado di tenere testa a quella giapponese.  

1943 - Polonia - il ghetto di Varsavia


Polonia, ghetto di Varsavia. Persecuzione degli Ebrei.

Fotografia tratta dal rapporto stilato da Jürgen Stroop nel maggio 1943 inviato ad Heinrich Himmler.

La didascalia originale in tedesco indicava: "Fatti uscire forzatamente dai nascondigli".

1944 - Robert Capa - sbarco in Normandia ad Omaha beach

Fotografia di Robert Capa realizzata durante lo sbarco in Normandia, a Omaha beach, il 6 giugno 1944, uno dei pochi fotogrammi scampati all'errore di laboratorio, gli altri furono "bruciati".

Le versioni sono contrastanti e le leggende si sono accumulate sui fatti, comunque pare che Capa durante i primi momenti dello sbarco scattò 4 rullini 35mm da 36 pose (144 scatti),  probabilmente scattò anche dei rulli da 120 (medio formato), ma il grosso dello sbarco era sul 35mm perché è rimasta memoria della sua nota dove segnalava l'importanza dei 35mm (ma altri, visto il numero di scatti salvi, accreditano l'ipotesi che gli scatti buoni venissero dal medio formato).
Comunque, al di là di cosa usò per scattare, questi rulli arrivarono nella redazione di Life a Londra dove ai tempi c'era un laboratorio di sviluppo interno, tutti erano in attesa degli scatti di Capa nonostante l'evento fosse coperto da diversi fotografi, nessuno sbarcava nel cuore della battaglia fianco al fianco con i soldati esattamente nel momento dell'inizio della battaglia...; arrivati i rulli furono passati subito al laboratorio di sviluppo dove iniziarono a lavorarli e dove, prima di passare alla provinatura, li svilupparono e li misero ad asciugare nell'apposita stanza di asciugatura. La stanza pare fosse troppo calda e l'addetto allo sviluppo pare che nonostante questo chiuse la porta della stanza, quando tornò i negativi erano irrimediabilmente fusi e grigi, solo uno spezzone di undici fotogrammi, il più lontano dalla fonte di calore, era vagamente sopravvissuto, mostrando immagini comunque rovinate e confuse per via dell'errore, quelle che conosciamo tutti.

Quando Life pubblicò quegli undici scatti non fece menzione dell'errore compiuto in laboratorio e scrissero che si scusavano se le immagini erano leggermente fuori fuoco ma la situazione concitata dello sbarco giustificava la qualità. Capa, che sapeva benissimo cosa e come aveva scattato, quando scrisse il diario di quelle esperienze lo intitolò proprio "leggermente fuori fuoco".


1945 - Hiroshima

I bombardamenti atomici di Hiroshima e Nagasaki in Giappone furono due attacchi nucleari operati sul finire della Seconda guerra mondiale.

Il mattino del 6 agosto 1945, l'Aeronautica militare statunitense lanciò la bomba atomica "Little Boy" sulla città giapponese di Hiroshima, seguita tre giorni dopo dal lancio dell'ordigno "Fat Man" su Nagasaki. Il numero di vittime dirette è stimato da 100.000 a 200.000, la maggior parte delle quali civili. Per la gravità dei danni diretti ed indiretti causati dagli ordigni, e per il fatto che si è trattato del primo e unico utilizzo in guerra di tali armi, i due attacchi atomici vengono considerati fra gli episodi bellici più significativi dell'intera storia dell'umanità.

Nel 1945, Hiroshima era una città di grande importanza militare e industriale. Vi erano anche alcune basi militari nelle vicinanze, come il quartier generale della Quinta Divisione e quello del Maresciallo Shunroku Hata, secondo quartier generale dell'esercito a cui faceva capo l'intero sistema difensivo del Giappone meridionale. Hiroshima era una base minore, dedita al rifornimento e all'appoggio per le forze armate. La città era soprattutto un centro per le comunicazioni, per lo stoccaggio delle merci, e un punto di smistamento delle truppe. Era stata deliberatamente tenuta fuori dalle rotte dei bombardieri, proprio per permettere lo studio degli effetti di una bomba atomica in un ambiente ideale. La priorità per lo sgancio della bomba fu infine data proprio a Hiroshima a fronte della segnalazione che essa era l'unico, tra gli obiettivi, che non avesse al suo interno e nei dintorni campi per i prigionieri di guerra.

Il centro della città conteneva una quantità di edifici di cemento armato, e alcune strutture più leggere. In periferia, l'area era congestionata da una miriade di piccole strutture di legno, usate come locali da lavoro, posizionate tra una casa e l'altra. Alcuni stabilimenti industriali si estendevano non lontano dal limite periferico della città. Le case erano di legno, con soffitti leggeri, e molti edifici industriali avevano a loro volta pareti a incastro di legno. La città nella sua interezza era potenzialmente ad altissimo rischio d'incendio.

La popolazione di Hiroshima aveva raggiunto un picco di 381.000 unità prima della guerra, ma prima del bombardamento atomico la popolazione era rapidamente diminuita a causa di un'evacuazione generale ordinata dal governo giapponese, tanto che il 6 agosto si contavano circa 255.000 abitanti. Si calcola questa cifra sulla base dei dati mantenuti per l'approvvigionamento della popolazione (che era razionato), e le stime sugli operai e sui soldati presenti in città al momento del bombardamento sono, di fatto, molto poco accurate.

1945 - bomba atomica su Nagasaki




Nagasaki è stata il centro che ha maggiormente risentito dell'influenza europea nel Giappone medievale e fu la seconda città sulla quale gli Stati Uniti sganciarono la bomba atomica chiamata Fat Man, durante la Seconda Guerra Mondiale, il 9 agosto 1945.


1945 - Joe Rosenthal - Rising flag on Iwo Jima

Joe Rosenthal (Washington D.C., 9 ottobre 1911 – Novato, California, 20 agosto 2006) è stato un fotografo statunitense, ricevette il Premio Pulitzer per questa famosa fotografia, scattata durante la battaglia di Iwo Jima. Iwo Jima, o "Isola dello zolfo" in giapponese, è una delle isole Ogasawara a circa 1.080 km a sud di Tokyo, 1.130 km a nord di Guam ed a circa mezza strada tra Tokyo e Saipan.

Alla fine della battaglia sei marine alzano una bandiera americana per segnalare la conquista di un crinale del monte che dominava l'isola.
I sei marines in questione erano Renè Gagnon, Michael Strank, Harlon Block, Ira Hayes, Franklin Sousley e John Bradley.

Non se n'era neppure accorto, di aver scattato la foto che per gli americani sarebbe diventata il simbolo della Seconda Guerra Mondiale:  «Quando qualche giorno dopo un collega mi fece i complimenti, pensavo che si riferisse ad un'altra immagine».

L'autenticità della fotografia è stata spesso e volentieri messa in discussione, molti autori sostengono che sia stata costruita a tavolino, mettendo in posa in soldati, mentre altri la ritengono autentica al 100%, altri ancora sostengono che qaundo arrivò Joe Rosenthal, la bandiera già ondeggiava al vento e il reporter rifà la scena con una bandiera più grande: questa diventa la fotografia ufficiale. Joe Rosenthal non aveva creato di sana pianta la scena, ma l'aveva semplicemente rifatta.
Per anni Rosenthal è stato accusato di aver costruito l'immagine, ma fino alla morte si è difeso dicendo: «Se ci avessi provato, l'avrei rovinata».

La battaglia di Iwo Jima fu una battaglia della seconda guerra mondiale che avvenne nel teatro di operazioni del Pacifico tra le forze statunitensi e quelle giapponesi. Iniziò il 19 febbraio 1945 e terminò il 26 marzo dello stesso anno.
L'isola di Iwo Jima era, con l'isola di Okinawa, di fondamentale importanza strategica poiché da qui i bombardieri pesanti statunitensi avrebbero potuto facilmente partire per le operazioni di bombardamento del Giappone. Per questo motivo entrambe le isole erano presidiate da forti divisioni giapponesi. Il Giappone aveva inviato a difesa di Iwo Jima il generale Kuribayashi al comando di 25.000 uomini.
Numerosi lavori di fortificazione avevano reso l'isola facilmente difendibile. Le truppe statunitensi, comandate dall'ammiraglio Raymond A. Spruance, iniziarono i bombardamenti dell'isola già l'8 dicembre, ma fu solo il 19 febbraio che avvennero i primi sbarchi di marines.
La battaglia di Iwo Jima terminò il 26 marzo del 1945, anche se la completa eliminazione delle residue sacche di resistenza giapponesi richiese altri due mesi.


1945 - Alfred Eisenstaedt - Legendary kiss, V–J day in Times Square


Notissima scena di un marinaio e una infermiera che si baciano il 14 agosto 1945, alla notizia della fine della guerra.

A sentire Eisenstaedt, uno dei migliori fotografi del secolo passato, il marinaio in questione, appresa la notizia, cominciò a correre per la strada baciando ogni singola donna che incontrava: belle, brutte, anziane o giovani, non faceva nessuna differenza!

Una curiosità: esiste anche un'altra foto simile, ma di un altro autore, il fotografo della U.S. Navy Victor Jorgensen, che scattò la foto nello stesso istante, ma da un punto di ripresa appena un po' diverso rispetto a quella di Eisenstaedt, ma la sua foto non diventò così famosa.

1945 - Benito Mussolini, Claretta Petacci e gerarchi fascisti a Piazzale Loreto

La morte di Benito Mussolini, capo del fascismo (e, al tempo, della Repubblica Sociale Italiana), avvenne in circostanze non ancora del tutto accertate. Non c'è chiarezza sulle modalità dell'esecuzione di Mussolini e Claretta Petacci intorno al 28 aprile 1945, nei pressi di Giulino di Mezzegra, circa 20 km più a sud di Dongo: la circostanza continua ad alimentare polemiche e congetture tanto fra i simpatizzanti del fascismo, quanto fra gli oppositori, mentre fra gli storici e i giuristi si dibatte ancora, oltre che sulla qualificabilità dell'atto come esecuzione di una condanna a morte comminata dal CLNAI o come semplice atto d'impulso, sugli eventuali moventi specifici e sugli eventuali mandanti.

Nella foto il cadavere di Benito Mussolini e Claretta Petacci (insieme ad altri). Verso le 7 del mattino il 29 aprile 1945, mentre i partigiani lasciati di guardia alle salme dormivano, i primi passanti si accorsero dei cadaveri. Qualche ora dopo la piazza si riempì, complice un passa-parola che aveva in un lampo attraversato tutta Milano. Iniziava così una vicenda che pochi anni fa è stata resa di pubblica notorietà nei suoi dettagli più scabrosi con la pubblicazione di alcuni reperti filmati girati dalle truppe americane di occupazione, che per decenni erano rimasti segretati; ne venivano confermati i resoconti già in precedenza anticipati da altri testimoni (ad esempio Indro Montanelli), ma che non erano stati creduti per la loro crudezza.

Nella piazza si udirono scariche di mitra, le prime file di folla venivano spinte verso i cadaveri calpestandoli, prendendoli a calci. Una donna sparò al cadavere di Mussolini cinque colpi di pistola per vendicare i propri cinque figli morti. Mentre sui cadaveri venivano gettati ortaggi e persone delle prime file sputavano sui corpi, a Mussolini fu messo in mano un gagliardetto fascista, fu sfilata la cintura e tolto lo stivale destro (presumibilmente i due oggetti furono presi per essere conservati come ricordo del duce) e qualcuno orinò sul cadavere della Petacci.

1948 - Philippe Halsman - Dalí Atomicus

Questa fu la fotografia che rese reale il surreale: "Dalí Atomicus" fu scattata da Philippe Halsman nel 1948.

Nel 1941 Halsman conosce Salvador Dalì col quale comincia a collaborare alla fine del decennio. Le foto che realizzano insieme sono dei veri e proprio dipinti surrealisti, la trasposizione realistica dell'immaginario del pittore spagnolo.
Philippe Halsman è molto probabilmente l'unico fotografo ad aver fatto carriera scattando fotografie di persone mentre saltano. Egli sostiene che l'atto del saltare rivela la vera natura dei suoi soggetti, guardando al suo più famoso salto, "Dalí Atomicus" è veramente difficile non essere d'accordo.

1951 - Arthur Sasse - Linguaccia di Albert Einstein

Questa foto divertente del famoso fisico, Albert Einstein, fu fatta subito dopo il banchetto del suo 72° compleanno quando un gruppo di fotografi e reporter gli dissero di mostrare un sorriso. Non volendone sapere di mostrare un altro sorriso ai rumorosi media, fece una linguaccia e subito dopo girò il volto. Ma inaspettatamente, il fotografo Arthur Sasse premette il pulsante di scatto nel momento giusto e fece la fotografia più influente della sua carriera.
Albert Einstein era, tuttavia, un uomo molto ironico. Gli piacque talmente che la spedì come cartolina a tutti i suoi amici più cari. Alla fine, lui e la sua lingua divennero così famosi tanto che la fotografia è riprodotta in larga scala su differenti prodotti come poster e adesivi. E non è una sorpresa che questa foto venne battuta all’asta per la cifra di $ 72.300 facendola diventare la foto più cara che ritrae Einstein che sia mai stata venduta.


A proposito di Albert Einstein, i suoi genitori  temevano che fosse anormale: infatti riuscì a parlare bene solo a nove anni.
Einstein fu espulso dalla scuola di Zurigo con la motivazione che studiava solo ciò che voleva.
Sembra strano ma Einstein non fu un bravo scolaro, infatti, sua madre scrivendo ad un'amica diceva: "Non so cosa faremo di Albert, per ora non impara un granché...". Non imparava perché,  sin dalle prime classi inferiori, Albert si era rifiutato di studiare a memoria qualsiasi cosa; ciò cui si dedicò con vera passione fu lo studio del violino, un interesse che lo accompagnerà sino alla tarda vecchiaia.

Da giovane tentò l'esame per l'ammissione al politecnico di Zurigo, ma fu bocciato per la sua impreparazione in tutte le materie fatta eccezione della matematica. Ricco il panorama degli aneddoti sulla sua persona: era solito usare banconote di grosso valore come segnalibri, non portava mai i calzini.
Indossava una maglietta con l'effigie di Paperino, si presentava all'università in cui insegnava infagottato in pantaloni sformati e in un maglione giallo da " venditore di birra", usava portare una penna infilata nel collo del maglione.

Aveva ereditato dalla madre l'amore per la musica. E il suo secondo amore dopo la matematica era il violino. Non tutti pensano che fosse un buon violinista, ma quel che è certo è che il violino occupava un posto significativo nella sua vita.

Divenne vegetariano e astemio negli ultimi anni della sua vita. Era apolide (dopo che fu privato della cittadinanza tedesca) e mancino.

Quando Einstein sbarcò negli Stati Uniti, come tutti gli emigrati, ricevette un modulo da compilare. Fra le molte domande cui bisognava rispondere ce n'era una che chiedeva: "A quale razza appartieni ?" E lui rispose: "A quella umana ! "

Prima di morire Einstein espresse il desiderio di mettere il proprio corpo a disposizione della scienza, senza tuttavia mettere la cosa per iscritto. Dopo la sua morte, Thomas Harvey, il patologo che effettuò l'autopsia, di propria iniziativa, rimosse il cervello e lo conservò a casa propria per circa 30 anni in un barattolo sottovuoto. Il resto del corpo fu cremato e le ceneri disperse in un luogo segreto. Quando i parenti di Einstein furono messi al corrente, acconsentirono a che il cervello fosse sezionato in 240 parti da consegnare ad altrettanti ricercatori. La parte più grossa del cervello è in consegna all'ospedale di Princeton.

1960 - Alberto Díaz Gutiérrez (detto Korda) - Che Guevara


Un personaggio che non ha bisogno di presentazioni.
Questa leggendaria foto del Che è stata scattata dal fotografo Alberto Díaz Gutiérrez, detto Korda, con una Leica, all’Avana, nel 1960, in occasione della commemorazione delle vittime dell’attentato alla nave "La Coubre". La foto però fu pubblicata molto più tardi, nel 1967, dopo la morte del Che, dall’editore italiano Feltrinelli, che la usò per la copertina del Diario del Che in Bolivia e per i famosi poster del Che. Peraltro si narra che Korda regalò la foto a Feltrinelli e che non ricavò neanche un centesimo da una delle foto più famose di tutti i tempi.

1961 - Germania Est - un Vopos che salta il filo spinato

Nella foto potete vedere il giovane poliziotto di frontiera (appartenente al corpo dei Vopos, la Volks Polizei) Conrad Schumann che salta il filo spinato nella Bernauer Strasse fuggendo verso Berlino Ovest il 15/8/1961.

Facciamo un passo indietro, Il 13 Agosto 1961 venne eretto il Muro di Berlino che separava Berlino Est, capitale della Repubblica Democratica Tedesca (Germania Est), da Berlino Ovest, enclave della Repubblica Federale di Germania (Germania Ovest). Nei primi giorni di vita del muro la fuga verso l'Ovest era ancora relativamente semplice, i fuggiaschi sfuggivano al filo spinato o scavalcavano il muro. Alcuni si calavano dalle finestre delle case di Berlino Est che avevano le finestre che davano su Berlino Ovest.
Anche tra i Vopos, come Conrad Schumann, ci fu chi fuggì verso l'Ovest, furono 85 gli uomini impegnati nelle forze di sicurezza a disertare.

1962 - Neal Boenzi (New York Times) - Crisi dei missili di Cuba

La crisi dei missili di Cuba fu un conflitto tra USA e URSS circa lo spiegamento sovietico di missili nucleari a Cuba. La crisi iniziò il 15 ottobre 1962 e durò tredici giorni. Dopo la vittoria di Castro nella rivoluzione cubana, gli Stati Uniti erano desiderosi di soffocare sul nascere il nuovo regime, con il quale, già dal 1961, l'allora presidente Eisenhower aveva interrotto i rapporti diplomatici. Il suo successore, John Fitzgerald Kennedy, approvò un piano di invasione dell'isola definito dal precedente governo addestrando e appoggiando gli esuli cubani, che sbarcarono nella baia dei Porci. L'operazione fallì e Cuba, vistasi minacciata, chiese e ottenne da Mosca l'installazione di batterie di missili nucleari sul proprio territorio. Quando gli aerei spia americani li scoprirono (nell'ottobre del 1962), Kennedy ordinò il blocco navale dell'isola.

Durante tutta la Guerra Fredda mai si ebbe un così alto rischio di degenerazione della crisi in conflitto armato: dopo giorni di tensione, Chrušcëv, vista la fermezza di Washington, ordinò il ritiro dei missili in cambio della promessa dell'indipendenza dell'isola dagli Stati Uniti. In realtà gli Stati Uniti dovettero promettere di smantellare le loro basi missilistiche in Turchia, cosa che fecero 6 mesi più tardi ufficialmente perché vecchie e inutili. L'Avana fu considerata da quel momento un nuovo satellite dell'URSS, il più vicino al territorio statunitense.

1963 - Malcolm W. Browne - Protesta del monaco Thích Quảng Đức

Thích Quảng Đức, un monaco buddista, sceglie di darsi fuoco in una zona molto frequentata di Saigon per protestare contro il regime oppressivo. Non muoverà un muscolo durante l’intera agonia.

Malcolm W. Browne invece muoverà qualche muscolo delle dita per scattare la fotografia che gli guadagnerà il Premio Pulitzer e World Press Photo of the Year.

Il 10 giugno 1963 rappresentanti della comunità buddhista di Saigon avvisarono la stampa americana che l'indomani sarebbe accaduto qualcosa nell'incrocio stradale davanti all'ambasciata Cambogiana. Solo pochi giornalisti presero seriamente la notizia, tra cui David Halberstam del New York Times e Malcolm Browne dell'Associated Press. Ciò che videro fu un gruppo di circa 350 monaci e monache marciare assieme ad un'auto azzurra che portava cartelli in vietnamita e in inglese inneggiando all'eguaglianza religiosa. Arrivati all'incrocio tra il Boulevard Phan Dinh Phung e via Le Van Duyet dall'auto fu estratto un cuscino da meditazione, Thích Quảng Đức vi si sedette nella posizione del loto e cominciò a meditare sgranando l'Akṣamālā di grani di legno recitando il mantra del Buddha Amitābha, notissimo in tutta l'Asia Orientale: "Nam Mô A Di Đà Phật". Un altro monaco del gruppo cominciò a versare una tanica di benzina sul corpo di Thích Quảng Đức. Una volta raggiunto uno stato di concentrazione meditativa sufficiente Thích Quảng Đức accese un fiammifero e avvampò in una grande fiammata.

David Halberstam descrisse la scena durante la quale Thích Quảng Đức rimaneva immobile e in silenzio, mentre la gente accorsa piangeva, pregava o si prosternava, cosa che fece anche un poliziotto, mentre un monaco all'altoparlante ripeteva: "Un monaco si dà fuoco, un monaco diventa martire".

Il corpo carbonizzato di Thích Quảng Đức fu quindi portato dai monaci al tempio di Xá Lợi (il cui nome è la traduzione in vietnamita di Śarīrā), in centro a Saigon. Verso le 13:30 si trovavano già un migliaio di monaci e una gran folla di buddhisti che si mosse da lì al luogo del rogo. La polizia quindi prese ad arrestare dei monaci rimasti al tempio di Xá Lợi e lo circondarono. Al tramonto di quella giornata migliaia di abitanti di Saigon dichiararono di aver visto in cielo l'immagine di Buddha piangente.

1967 - Jimi Hentrix brucia la chitarra elettrica

Questa foto è del giugno del 1967, quando il gruppo venne invitato - dietro intercessione di Paul McCartney - alla storica edizione del Monterey International Pop Festival tenutasi il 16, 17 e 18 giugno di quell'anno e generalmente ritenuta l'evento di partenza della cosiddetta lunga estate dell'amore. L'opportunità si rivelò estremamente  favorevole per Hendrix: oltre alla vastissima risonanza che l'evento ebbe in tutti gli Stati Uniti, la sua performance sarebbe stata immortalata nel documentario che sarebbe stato ricavato dal festival. La Experience non si lasciò sfuggire l'occasione e si produsse in una delle esibizioni più acclamate del festival, oltre che tra le migliori della sua intera epopea live; nei 40 minuti dell'esibizione Hendrix sollecitò la sua Fender Stratocaster in un modo fino ad allora inaudito arrivando a mimarvi rapporti sessuali, suonandola con i denti, dietro la schiena, contro l'asta del microfono e contro l'amplificazione. Al termine dell'esibizione, per sottolineare la sua spasmodica necessità di estrarre nuove sonorità dallo strumento, le diede fuoco con del liquido per accendini e la distrusse contro palco ed amplificatori in una catarsi di feedbacks lancinanti.

I resti della chitarra che Hendrix distrusse quella sera furono recuperati e sono attualmente esposti all'Experience Music Project di Seattle.

La selvaggia performance sonora del trio ebbe grandissima eco in tutti gli Stati Uniti, preparando il terreno al successo che avrebbe accolto tanto le esibizioni live del chitarrista quanto le sue uscite discografiche.

1968 - Eddie Adams - Esecuzione di Nguyễn Văn Lém, un Viet Kong

Questa foto è stata scattata da Eddie Adams e gli valse il premio Pulitzer. La foto che ritrae il generale Nguyễn Ngọc Loan mentre sparava alla testa di Nguyễ
n Văn Lém, un prigioniero, nelle strade di Saigon.

Adams ha fissato per sempre nella pellicola l'attimo in cui il proiettile entra nella testa del prigioniero, una foto di guerra che è stata definita tra le più drammatiche e impressionanti. Era stata scattata mentre si trovava in Vietnam come inviato dell’Associated Press, agenzia per la quale ha lavorato per buona parte dei cinquant’anni della sua carriera.

La pubblicazione della foto sconvolse non solo gli Usa e fu tra le immagini che spinsero l’opinione pubblica americana a cominciare ad opporsi in modo massiccio alla guerra.

1969 - Edwin "Buzz" Aldrin - Neil Armstrong, il primo uomo sulla Luna

20 Luglio 1969: lo sbarco e la passeggiata sulla Luna.
L'equipaggio della missione Apollo 11 era composto da Neil Armstrong (comandante e primo uomo a camminare sulla Luna), Edwin "Buzz" Aldrin (pilota del modulo lunare) e Michael Collins (pilota del modulo di comando).
Armstrong e Aldrin scesero sulla Luna con il "modulo lunare Aquila", mentre Collins rimase in orbita nel "modulo di comando Columbia".

Il 20 luglio 1969 il modulo lunare chiamato "Eagle", venne separato dal "Columbia". Collins rimase a bordo del Columbia, mentre l'Eagle con Armstrong e Aldrin, scendeva sulla superficie. Dopo un attento controllo visivo, Eagle ha acceso il motore e iniziato la discesa. Durante questa fase, gli astronauti si accorsero che il sito dell'atterraggio era molto più roccioso di quanto avessero indicato le fotografie. 


Armstrong prese il controllo manuale del modulo lunare, che fece allunare alle 20:17:40 UTC.

Il primo sito di atterraggio dell'Apollo, nella parte meridionale del Mare della Tranquillità a circa 20 km a sud-ovest del cratere Sabine D, fu scelto perché ritenuto abbastanza piano e liscio dai rilevamenti effettuati dai lander Ranger 8 e Surveyor 5, così come dalle mappe tracciate dal Lunar Orbiter.

Alle 2:56 UTC, ovvero sei ore e mezza dopo aver toccato il suolo, Armstrong compì la discesa sulla superficie e fece il suo grande passo per l'umanità. Aldrin lo seguì, e i due astronauti trascorsero due ore e mezza a fotografare la superficie lunare e raccogliere campioni di roccia.

Progettarono la disposizione delle attrezzature per installare l'Early Apollo Scientific Experiment Package (EASEP) e issare la bandiera americana, studiando il sito dell'allunaggio dalle due finestre triangolari dell'Eagle, che permettevano loro di avere una visione di 60°. La preparazione richiese ben più delle due ore previste. Armstrong ebbe alcune iniziali difficoltà a uscire dello sportello a causa della sua PLSS (Portable Life Support System, la tuta spaziale). Infatti secondo il veterano lunare John Young, a una riprogettazione del LM che prevedeva uno sportello più piccolo, non seguì una revisione della PLSS, così si rese difficoltosa l'entrata e l'uscita degli astronauti dello sportello.

L'Unità di Controllo Remota posta sul casco impediva ad Armstrong di vedersi i piedi. Mentre scendeva la scaletta di nove gradini, Armstrong tirò l'anello che schierò il Modular Equipment Stowage Assembly (MESA) contro il lato dell'Eagle attivando la telecamera della TV. Le prime immagini vennero ricevute al "Goldstone Deep Space Communications Complex" negli USA, ma quelle con miglior definizione si videro a Honeysuckle Creek in Australia. Qualche minuto più tardi le immagini furono mandate anche nel normale circuito televisivo, grazie al radiotelescopio del Parkes Observatory in Australia. Così, malgrado le difficoltà iniziali, le prime immagini in bianco e nero di un uomo sulla Luna vennero viste in diretta da almeno 600 milioni di persone sparse in tutto il mondo.

Dopo una breve descrizione della superficie (very fine grained... almost like a powder cioè "a grana molto fine... quasi come la polvere") e aver pronunciato la sua storica frase, Armstrong fece il suo primo passo fuori dall'Eagle e diventò il primo uomo a camminare su un altro corpo celeste. Commentò che muoversi nella gravità lunare, circa un sesto di quella terrestre, era molto più facile che nelle simulazioni effettuate prima del lancio.

Oltre che essere la concretizzazione del sogno di John F. Kennedy di vedere un uomo sulla Luna prima della fine degli anni sessanta, l'Apollo 11 fu un test per tutte le successive missioni Apollo; quindi Armstrong scattò le foto che sarebbero servite ai tecnici sulla Terra a verificare le condizioni del modulo lunare dopo l'allunaggio. Successivamente raccolse il primo campione di terreno lunare, lo pose in una busta che mise nell'apposita tasca della sua tuta. Rimosse la telecamera dal MESA, fece una panoramica e la mise su un treppiede a 12 m dal modulo lunare. Il cavo della telecamera, però, rimase parzialmente arrotolato, rappresentando un pericolo per le attività fuori dal modulo (EVA).

Aldrin raggiunse Armstrong sulla superficie lunare e testò i metodi migliori per muoversi, compreso il cosiddetto salto del canguro. La disposizione dei pesi nella PLSS creava una tendenza a cadere verso l'indietro, ma nessuno dei due astronauti ebbe seri problemi d'equilibrio. Correre a passi lunghi divenne il metodo per spostarsi preferito dai due astronauti. Aldrin e Armstrong riferirono che dovevano programmare i movimenti da compiere sei o sette passi prima. Il terreno molto fine era anche particolarmente sdrucciolevole. Aldrin rilevò che il muoversi tra la luce solare diretta e l'ombra dell'Eagle non provocava cambiamenti significativi di temperatura all'interno della sua tuta spaziale, invece il casco risultava essere più caldo sotto il Sole.

Gli astronauti piantarono insieme la bandiera degli Stati Uniti, e la consistenza del terreno non permise di inserirla per più di 20 cm. Successivamente essi ricevettero una chiamata del presidente di allora, Richard Nixon.

Il MESA non si rivelò una piattaforma di lavoro stabile, inoltre era all'ombra, e questo rallentò ulteriormente il lavoro. Mentre lavoravano, gli astronauti alzarono della polvere grigia, che andò a sporcare la parte esterna delle loro tute. Posizionarono l'EASEP, che includeva un sismografo passivo e un laser retro-riflettente. Successivamente Armstrong si allontanò a grandi passi di circa 120 metri dal Modulo Lunare per fotografare il Cratere Orientale mentre Aldrin iniziò la raccolta di materiale lunare. Usò il martello geologico, e questa fu l'unica situazione in cui venne usato dall'Apollo 11. Gli astronauti iniziarono la raccolta di rocce lunari con le palette, ma poiché l'operazione richiedeva molto più tempo del previsto, furono costretti ad abbandonare il lavoro a metà dei 34 minuti previsti.

Durante questo periodo, il "Mission Control" ha usato una frase codificata per avvertire Armstrong che i suoi tassi metabolici erano troppo alti e che avrebbe dovuto rallentare. I tassi rimasero generalmente più bassi di quanto previsto per entrambi gli astronauti durante la camminata, così il "Mission Control" assegnò ad Aldrin e Armstrong 15 minuti in più.

Aldrin rientrò nell'Eagle per primo. Con non poche difficoltà, gli astronauti caricarono i film e due sacchi contenenti più di 22 kg di materiale lunare dallo sportello del Modulo Lunare, grazie ad un sistema a puleggia chiamato "Lunar Equipment Conveyor". Poi Armstrong saltò sulla scaletta ed entrò nel LM.

Dopo il trasferimento al Modulo di supporto vitale dell'LM, gli astronauti accesero il motore di ascesa per rientrare in orbita e alleggerirono il modulo gettando fuori le PLSS, le scarpe lunari, una fotocamera Hasselblad e altra apparecchiatura. Completata l'ascesa, spensero il motore e raggiunsero Michael Collins a bordo del CM Columbia che si trovava in orbita lunare.

Dopo più di 21½ ore sulla superficie lunare, si ricongiunsero a Collins sul "Columbia", con 20,87 kg di rocce lunari. I due Moon-walkers lasciarono sulla Luna apparecchiature scientifiche quali un prisma retroriflettente usato per il Lunar Laser Ranging Experiment. Lasciarono, inoltre, una bandiera americana e una placca con i disegni dei due emisferi terrestri, un'iscrizione, le firme degli astronauti e del presidente Nixon. L'iscrizione recita:

(EN)
« Here Men From Planet Earth
First Set Foot Upon the Moon
July 1969 A.D.
We Came in Peace For All Mankind »

(IT)
« Qui uomini dal pianeta Terra
fecero il primo passo sulla Luna
Luglio, 1969 d.C.
Siamo venuti in pace per tutta l'umanità »

I tre astronauti ritornarono sulla Terra il 24 luglio, accolti come eroi. Il punto dell'atterraggio in mare fu a 13 gradi 19 primi N, 169 gradi 9 primi W, cioè 640 km a SSW di Wake Island e 24 km dalla nave di recupero, la USS Hornet.

Il Modulo di Comando è in mostra al National Air and Space Museum di Washington.

Una curiosità: negli Archivi Nazionali di Washington, D.C. c'è una copia del comunicato stampa, datato 18 luglio 1969, preparato per il presidente Nixon, che avrebbe dovuto leggerlo in diretta TV nel caso in cui gli astronauti della missione Apollo 11 fossero rimasti bloccati sulla Luna.



1972 - Huynh Cong Ut - Viet Nam, bombe al napalm


Huynh Cong Ut
congela per sempre il terrore di questi bimbi Vietnamiti in seguito a un attacco con il napalm, preoccupandosi poi di portar loro le prime cure con acqua per poi accompagnarli in ospedale.

1984 - Steve Mc Curry - Afghan girl

Scattata nel 1984 in Afghanistan, questa foto si guadagnò la copertina del National Geographic del giugno 1985. La foto, scattata in un campo profughi di Peshawar, ritrae l'orfana dodicenne Sharbat Gula. L'espressione del suo viso, con i suoi occhi di ghiaccio, resero ben presto l'immagine celebre in tutto il mondo e l'immagine divenne una sorta di simbolo dei conflitti afgani degli anni ottanta.

A distanza di 17 anni da questa foto, nel gennaio 2002, Steve Mc Curry ed il National Geographic  ritornarono in Afghanistan alla ricerca di questa donna. L'ha trovata e fotografata nella stessa posa di allora. Sharbat Gula è stata ritrovata dopo alcuni mesi di ricerche e McCurry ha potuto così fotografarla nuovamente. Il risultato è questo.


1986 - L'esplosione dello shuttle Challenger (fotogramma da video televisivo)

Il disastro dello Space Shuttle Challenger avvenne la mattina del 28 gennaio 1986 alle ore 11:39 EST, quando lo Space Shuttle Challenger fu distrutto dopo 73 secondi di volo (all'inizio della missione STS-51-L, la 25ª missione del programma STS e il 10º volo del Challenger) a causa di un guasto a una guarnizione, detta O-ring, nel segmento inferiore del razzo a propellente solido (Solid-fuel Rocket Booster, SRB) destro.
La rottura della guarnizione provocò una fuoriuscita di fiamme dall'SRB che causarono un cedimento strutturale del serbatoio esterno (External Tank, ET) contenente idrogeno ed ossigeno liquidi. Alcune parti dell'orbiter come lo scomparto dell'equipaggio e molti altri frammenti furono recuperati dal fondo dell'oceano.

Il lancio fu trasmesso in diretta TV, anche se molti telespettatori lo seguirono in differita nella giornata. Christa McAuliffe sarebbe dovuta essere la prima insegnante presente in un programma spaziale e gli studenti di tutto il mondo aspettarono la trasmissione televisiva per una sua lezione di scienze trasmessa dallo spazio.

I voli nello spazio con equipaggio non ripresero prima di due anni, con il lancio dello Space Shuttle Discovery il 29 settembre 1988 e la sua missione di "Ritorno al volo" STS-26.

1989 - Jeff Widener - "Tank Man" a Piazza Tienanmen

Esistono vari scatti e filmati di questo evento.
Il Rivoltoso Sconosciuto, o "Tank Man", è il soprannome di un ragazzo anonimo che divenne famoso in tutto il mondo quando fu filmato e fotografato durante la protesta di piazza Tiananmen il 5 giugno 1989. 

Sono state scattate diverse fotografie del ragazzo, in piedi di fronte ai carri armati modello 59 del governo cinese, sbarrandogli il passo. La versione più diffusa della famosa immagine è quella scattata dal fotografo Jeff Widener (Associated Press) dal 6° piano dell’hotel di Pechino, lontano all’incirca 1 km, con una lente da 400 mm.


Un’altra versione è quella del fotografo Stuart Franklin della Magnum Photos. La sua fotografia è più vasta rispetto a quella di Weider, e mostra più carri armati di fronte al ragazzo. Nel 2003 è stata inserita nella rubrica "Le 100 foto che hanno cambiato il mondo" del magazine Life. Varie versioni dell’immagine sono state trasmesse dalla CNN e la BBC, attraverso dei filmati, in tutto il mondo.

2001 - Richard Drew - The falling man

Non ci sono parole migliori di quelle scritte da Tommaso Pincio per descrivere questa fotografia:
Il 12 settembre 2001, a pagina 7 del New York Times, comparve una foto scattata la mattina del giorno prima al World Trade Center. Mostrava un uomo che precipita nel vuoto. Dietro di lui, le due torri che di lì a poco sarebbero crollate. L’immagine scatenò un’ondata di protesta. Fu giudicata un intollerabile atto di sciacallaggio. Quell’uomo stava per schiantarsi al suolo. Si era gettato per sfuggire alle fiamme, era stato costretto a scegliere tra due diversi modi di morire. Dare in pasto al mondo una simile tragedia era vergognoso, pura pornografia giornalistica. Onesta, perlomeno, fu la reazione del momento. Anche gli altri quotidiani che pubblicarono l’immagine furono subissati di insulti. Non fu più riproposta. Sparì dalla carta stampata ma rimase comunque impressa nella memoria collettiva. Il fatto che l’identità dell’uomo fosse ignota pesava come un macigno. Un giornalista cercò di dargli un nome. Fece ingrandire la foto. Scoprì che l’uomo era di carnagione scura, aveva il pizzetto e indossava una specie di casacca. Pensò fosse un ispanico che lavorava al Windows of the World, il ristorante in cima alla torre nord. Si mise allora sulle tracce di un certo Hemandez, si recò al suo funerale, mostrò la foto a una delle figlie. «Quel pezzo di merda non è mio padre» disse la ragazza infuriata e intimò al giornalista di andarsene. Fu appurato che effettivamente non si trattava di Hemandez. In seguito, parve di poter identificare l’uomo della foto in un altro dipendente del Windows of the World, Jonathan Briley di quarantatre anni. Ancora oggi il nome di Briley è il più accreditato, ma niente e nessuno possono fornire una prova definitiva. Il solo nome certo è The Falling Man, titolo di un lungo e brillante articolo nel quale è raccontata la storia della foto. Pubblicato nel 2003 sulla rivista «Esquire», l’articolo offrì al cineasta Henry Singer lo spunto per un documentario che vide la luce tre anni dopo, 9/11: The Falling Man.
Secondo alcune stime più di duecento persone caddero o si gettarono dalle finestre dei piani più alti delle due torri. Le hanno chiamate jumpers, i saltatori. Duecento individui che hanno cercato scampo saltando nel vuoto. Qualcuno di loro, in un estremo tentativo di salvarsi, pensò di usare una tovaglia come paracadute. La gente che si trovava giù in strada vide le tovaglie strapparsi mentre i corpi, precipitando, acquistavano velocità. In molti fotografarono e filmarono. Per qualche minuto, nell’immediatezza degli eventi, anche le televisioni mostrarono i saltatori. Nessuna di queste immagini ha però avuto l’impatto simbolico di Falling Man. È stato detto che Falling Man è il milite ignoto di quel giorno di guerra senza soldati che fu l’11 settembre. Ma perché proprio Falling Man? Cosa ha di tanto speciale? Le ragioni per cui i sentimenti delle masse finiscono per cristallizzarsi in una precisa immagine sono in parte inesplicabili. In parte, però, sono anche fin troppo chiare. Innanzi tutto la fonte: chi o cosa ha fatto sì che un frammento di storia si coni servi nel tempo.
Falling Man fu scattata da Richard Drew, lo stesso fotografo che nel 1968 immortalò Bob Kennedy un attimo dopo che gli avevano sparato alla testa. Nella stessa circostanza immortalò pure la moglie Hethel che implorava i fotografi di non fare fotografie. All’epoca Drew era un ragazzino di ventuno anni. Ne avrebbe avuti più di cinquanta quando, tre decenni dopo, la storia irruppe un’altra volta nella sua vita. Una fortuna che ti può capitare se fai il giornalista. La mattina dell’11 settembre Richard Drew si trovava a New York per fotografare una sfilata di abiti premaman. Il suo editor lo chiamò sul cellulare per dirgli di schizzare all’istante al World Trade Center. Un 747 si era appena schiantato contro una delle due torri. Giunto sul posto vide che gli aerei impazziti erano due, come le torri. In un batter d’occhio, era passato dai corpi di giovani donne incinte ai corpi di sventurati che si spiaccicavano al suolo dopo un volo di cento piani. Dalla vita alla morte, così. E che morte. Drew si mise comunque al lavoro. Era li per quello, del resto. Le persone che fanno il suo mestiere non perdono tempo a pensare. Per loro una foto non è che un rettangolo da riempire in una frazione di secondo. Più importante dell’autore dell’immagine, però, è la sua natura. La gente che vide la foto sui giornali e si indignò non poteva sapere chi l’aveva scattata e perché si trovasse a Manhattan quel giorno. Solo col tempo alcuni sono giunti ad apprezzare l’inquietante simbolismo delle coincidenze messe insieme dal destino.

2003 - Abbattimento della statua di Saddam Hussein.

Accusato di non aver adempiuto agli obblighi imposti dalla comunità internazionale e di possedere ancora armi nucleari, chimiche e biologiche, mai trovate però dagli ispettori dell'ONU, l'Iraq venne attaccato il 19 marzo 2003. Soldati statunitensi e britannici (300.000) invasero da sud l'Iraq dando il via all'operazione Iraqi Freedom con l'obiettivo di disarmare e distruggere il regime di Saddam, accusato di collusione con il terrorismo internazionale. Dopo pochi giorni di guerra le truppe britanniche conquistarono la penisola di al-Faw e Umm Qaṣr; la 3a Divisione di Fanteria e la 2a Divisione dei Marines arrivano alle porte di Baghdad il 2 aprile. Il 3 aprile comincia la battaglia per la conquista dell'Aeroporto Internazionale 'Saddam' a sud-ovest della capitale irachena; il 5 aprile lo scalo è totalmente sotto il controllo americano; nella stessa giornata, unità da ricognizione entrano per la prima volta a Baghdad incontrando scarsa resistenza; il 6 aprile comincia la battaglia di Baghdad con violenti scontri tra Fedayn e Statunitensi.

Il 9 aprile, la capitale irachena cade e i Marines entrano vittoriosi nella piazza del Paradiso dove viene abbattuta, in diretta mondiale, la statua di Saddam Hussein. Il 15 aprile, le truppe statunitensi attaccano e conquistano Tikrīt, ultimo bastione di Saddam. Il 1º maggio 2003, il presidente George W. Bush proclama la fine dei combattimenti in Iraq: "Nella guerra contro l'Iraq, gli Stati Uniti d'America e i suoi alleati hanno prevalso".

Nonostante l'emergere di una violenta e sanguinosa insurrezione portata avanti dalla resistenza irachena (a seconda dei punti di vista anche definita gruppi terroristici) con azioni di guerriglia (anche qui un altro punto di vista le definisce azioni terroristiche) e dagli uomini di Abū Musʿab al-Zarqāwī, leader di al-Qāʿida in Iraq, l'ex presidente iracheno viene catturato dai soldati americani in un villaggio nelle vicinanze di Tikrīt il 13 dicembre (fu trovato in un piccolo bunker scavato sottoterra durante l'operazione "Operazione Alba Rossa").

 
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